30 Apr 2017 @ 8:22 PM 

Lezioni condivise 123 – Radicalizzazione del dibattito.

Altra puntata del dibattito scientifico interno alla disciplina Geografica, con importanti sconfinamenti. Non se ne è accorto quasi nessuno tra la gente comune, quella che peraltro la Geografia intende rappresentare, ma l’ultimo secolo ha visto una radicalizzazione del dibattito, interno ed esterno.

Dalle opinioni di Quaini e Ferro, emerge un rigetto del sincronismo geografico assoluto, se non in ambiti spaziali limitati, ad esempio quelli regionali, ove già gli elementi delle strutture funzionali variano più o meno rapidamente, imponendo dunque un’attenzione diacronica, in evoluzione.

Nel rapporto su Storia e Geografia di Quaini risalta il fatto che la scuola di Oxford ha usato “indifferentemente” i due metodi.

Ferro ha elaborato una scala temporale e spaziale che è operativa. Ad esempio nel Campidano (in Sardegna) negli anni Cinquanta vi è stato un incremento demografico importante, che si è poi ritratto. Il dato sincronico tuttavia non basta, servono altri dati, specie economici, relativi a interventi CEE e altre variabili che interferiscono nel rapporto con la Storia.

Henry Clifford Darby nel 1953 sostenne che il rapporto tra Storia e Geografia non era risolto a causa dei contrasti tra autonomisti e collaborazionisti e sosteneva che le due materie fossero complementari. Cosa che Paul Vidal de La Blache sosteneva già nel 1913. Egli diceva che le materie sono sorelle, ma autonome, la storia studiava il tempo e la geografia lo spazio.

Vi erano quattro posizioni che schematizzavano questo rapporto controverso e le rispettive posizioni: la geografia al servizio della storia; mantenimento della  geografia del passato (sezioni orizzontali del processo storico); la storia al servizio della geografia (variazione del paesaggio geografico); la geografia del passato al servizio della geografia del presente.

Sostenere che la Storia dovesse occuparsi esclusivamente del passato era un attacco a una scienza ben strutturata e come tale soggetta a continua evoluzione e ricerca. Ormai la Storia non era più solo storia dei fatti (evenemenziale), ma anche dello spazio su cui gli uomini agiscono, sulla terra, i luoghi, la storia generale degli Annales. D’altra parte anche la Geografia non può occuparsi più solo di spazi, ma degli uomini in rapporto agli spazi. Materia comune con la storia, quindi interdisciplinare.

La scoperta dell’America non fu solo un avvenimento storico fine a se stesso, nel momento in cui in seguito ad esso viene modificato lo spazio conosciuto, introdotte nuove colture, si assiste allo spostamento di popoli e via dicendo.

(segue…)

(Geografia storica – 28.01.1998) MP

 

 

Scritto da: indian
Ultima modifica: 30 Apr 2017 @ 08:22 PM

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 31 Mar 2017 @ 11:48 PM 
Lezioni condivise 122 – Paul Vidal de La Blache e co.
Torniamo al lungo romanzo relativo alla ricerca della Geografia di una sua dimensione scientifica autonoma. La vicenda – che potrebbe apparire pleonastica a chi, grazie ai primi gradi di istruzione scolastica, ha sempre considerato la materia autonoma e ben definita – si “complica” in realtà per i diversi punti di vista dei geografi e in parte degli storici, alcuni dei quali avocano a se la materia.
Mi occupo del pensiero di alcuni geografi autorevoli, che direi non hanno esattamente la stessa opinione. Si tenga conto peraltro che in un ambito disciplinare vastissimo e nello stesso tempo conteso dagli ambiti più variegati, dalla filosofia alla geologia, si argomenta nonostante tutto in spazi ristretti, dove ogni geografo parrebbe avere la sua geografia, quasi fosse politica, in un quadro difficilmente schematizzabile, dalla cartografia alla multidisciplinarietà, fino all’egemonia della Geografia umana e neppure ci si può sbilanciare tanto perché è un ambito in cui ci si muove quasi come il tempo atmosferico.
Paul Vidal de La Blache (1845-1918), francese, si è occupato dell’evoluzione della disciplina geografica con una notevole produzione editoriale.
Fondatore nel 1891 della rivista Annali di geografia, con la collaborazione del suo discepolo Lucien Gallois, autore di Erode Attico (1872), tesi di storia antica e studio critico sulla sua ricerca in movimento verso la geografia. Durante la sua attività ha ricoperto diversi incarichi accademici di prim’ordine, tra cui l’università di Nancy (1875) dove sancì il distacco della geografia dalla storia. Nell’occuparsi della materia, anche per ragioni storico-politiche, ha dovuto contrastare i più affermati modelli tedeschi Alexander von Humboldt, Ritter, Ratzel, ma anche storici (Michelet, Longnon) e geologi (Elie de Beaumont, Dufrenoy). La sua idea era quella di una disciplina che mostrasse il rapporto tra gli uomini e il loro ambiente. Alla fine del secolo XIX e con la pubblicazione dell’ Atlante di storia e geografia, divenne editore di carte geografiche.
Nel tempo della I guerra mondiale, per ragioni contingenti, si occupò di Alsazia e Lorena e della valorizzazione del ruolo dinamico di città come Nancy e Strasburgo, in sintonia con i valori rivoluzionari originari.
Vidal si opponeva al positivismo di Comte e alle teorie di Friedrich Ratzel (tradizionalista, concetto di spazio vitale). Egli inizialmente distingueva tra scienze fisiche e umane, cioè da quanto e dato dalla natura e quanto è mosso dall’attività dell’uomo, nelle dimensioni di spazio e tempo. In seguito formula un pensiero innovativo: il possibilismo geografico, dove l’uomo diventa fattore geografico che modifica il territorio, ed è contradditorio negli approcci relativi ai confini francesi e in quelli riferiti al colonialismo.
In questa fase i vidaliani evitano il concetto di paesaggio, ma in realtà lo ampliano, introducendo le forme di insediamento, l’uso del suolo da parte dell’uomo, concludendo che natura e presenza umana danno origine a diversi tipi di paesaggio, con particolare riferimento alla campagna. Ecco l’attenzione di Vidal per il paesaggio rurale e la geografia regionale, per i fattori endogeni (clima, suolo) ed esogeni (tecniche agricole). La natura che influenza dunque l’attività umana e viceversa, in modo differente da luogo a luogo, dunque quale scienza idiografica dei luoghi più che degli uomini, solo strumenti nella trasformazione di essi, ognuno con le sue particolarità che insieme danno luogo a quel paesaggio, a quella regione.
Il paesaggio rurale è cambiato, vi è un nuovo rapporto tra città e campagna, una sorta di continuità, di città diffusa, come diversi livelli di ruralità e urbanità, generati in parte anche dai cittadini che si trasferiscono in campagna e vi vivono come fossero in città.
Questo fenomeno è ovviamente più marcato nelle aree periurbane, non siamo ancora alla totale estinzione della campagna, almeno dove l’industrializzazione è meno diffusa.
(bozza in itinere…)
(Geografia – 28.1.1998) MP

Scritto da: indian
Ultima modifica: 01 Apr 2017 @ 12:34 AM

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 31 Ott 2016 @ 11:48 PM 

Lezioni condivise 117 – La dimora rurale

Trattare di Geografia nel XX secolo dava alla mente, al ragionamento, alla concentrazione sull’oggetto, come l’impressione di uno sballottamento in mare su una zattera o su una barchetta che tiene a stento l’onda, come se i geografi fossero ancora suggestionati dalla poesia di Braudel – da loro conteso agli storici -,  e avessero un approccio meta poetico alla disciplina. Disciplina in cerca di spazio da oltre un secolo, disciplina che trova identità nella frammentazione e più che assestarsi, galleggia, tra movimento, divenire e il rischio di essere assorbita dal altre materie più forti, come la filosofia, la storia e le scienze naturali, che a mala pena gli lascerebbero la topografia e poco altro.

 Nel 1947, Lorenzi, al congresso di Bologna sancisce l’esistenza di linguaggi diversi tra geografi e distingue la disciplina in fisica, economica e antropica.

 Ma la disunità si divide anche per scuole: la francese (deterministica) con Paul Vidal de La Blache e gli Annales, la tedesca (paesaggistica) con Friedrich Ratzel, italiana (regionalistica). Si tratta di approssimazioni tra incontri, derivazioni e tagli netti, in cui si inserisce anche il nazismo.

Dagli allievi di Vidal e dagli Annales nascerà la Geografia storica (1924-1926).

Jean Demangeot in Francia e Renato Biasutti in Italia, propongono studi sulla dimora rurale, riconoscendo ai villaggi e alle proprie dimore importanza antropologica per la relazione tra società e abitazione. Si studia in particolare la differenziazione tra le dimore rurali in Sardegna, tra casa campidanese (in làdiri) e barbaricina (in pietra), nonché l’estensione orizzontale o verticale.

 Anche il contadino può avere l’esigenza di un abbellimento, di una distinzione.

(bozza da completare)

(Geografia storica – 14.01.1998) MP

 

Scritto da: indian
Ultima modifica: 05 Feb 2017 @ 04:18 PM

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