24 Ago 2010 @ 1:20 PM 

Lezioni condivise (V) – A day in Venice
   I due mezzi viaggiavano quasi affiancati su strade parallele, poi uno si attardò, bloccato dall’intenso traffico estivo.
Edgar era emozionato, tranquillizzò se stesso, scese dal treno, uscì dalla stazione e vagò per qualche minuto su e giù, scrutando attentamente i volti della folla che si muoveva avanti e indietro. Figure improbabili si susseguivano, qualche sussulto, finché non la vide apparire, salire le scale, di una bellezza solare, abbagliante, color del grano, occhi mare.
“Ma… sei bellissima…”
Lei strascicò uno “s-ciao” e il suo viso si illuminò; lui aveva come calcolato il tempo necessario a proferire quelle parole, affinché nell’immediato abbraccio, la sua bocca potesse unirsi a quella di Anna.
Un lungo attimo, emozione alle stelle, sorrisi incapaci di parlare, balbettare forse disinvoltura, parole sconnesse dal cervello, in cui aveva aperto i battenti una confusionaria discoteca abusiva (dum dum dum sflash… dum dum dum sflash…).
I paesani li vedevano perduti negli sguardi sorridenti, passo veloce, ancheggianti…
Edgar l’abbracciava e aveva fatto suo il deltoide destro di Anna, che baciava ripetutamente inebriato da quella pelle morbida e vellutata, che a contatto con le sue labbra gli dava impensabili sensazioni erotiche che lo pervadevano di dolcezza.
Camminavano e camminavano, entrarono qui e là, un ufficio, una cartoleria, una libreria, l’università, strade strette, che si aprivano improvvisamente in piazze e giardini, per poi chiudersi ancora in vicoletti ombreggiati, percorsi incessantemente da gente di ogni parte del mondo, alla ricerca dei segreti di una città bellissima. Nulla di meglio al mondo per battezzare un amore. Edgar viaggiava oltre se stesso, voleva fermarsi, compiacersi del suo abbraccio, cercare l’estasi nei suoi baci.
Trovò quanto cercava sugli scalini di una chiesa barocca, dove il loro amore trovò sfogo incurante di altre presenze, quasi complici e partecipi, accompagnato da musiche medievali di un artista di strada, musiche discrete, dolci, come i loro baci che si susseguivano uno dopo l’altro.
Anna parlava, parlava, la sua voce armoniosa, le sue labbra calde, desiderabili; Edgar si perdeva nei suoi occhi, avrebbe voluto baciarli e mordere il suo nasino delizioso, colse i suoi simpatici intercalari, scorse in lei la bimba che era stata e la donna presente.
Quei baci, quell’unione primaria, quel gusto di miele colto dalle papille e le labbra umide che si attardavano a sfiorarsi e imprimersi in un gioco eccitante di sensazioni. Quando la mano di Edgar carezzò il suo seno, ne iniziò un altro, ben più oltre… più oltre… Amorini invisibili danzarono intorno ed Eros scoccò la sua freccia. L’amore fu scritto sulle pagine dei libri, era scritto e attestato dal tempo che aveva fermato infiniti attimi e li proiettava ai testimoni, a loro piacimento, per l’eternità. L’amore fu riprodotto in immagini, in passi veloci e leggeri, in meraviglie e ristori.
Canaletti, calli, ponti, lei tra il bordo e lui, schiacciata al ventre…
“Andiamo al Lido…” e già è lì sulla spiaggia affollata, in cerca di un deserto lontano da raggiungere avvinghiati e cadenti sulla sabbia bianca, mettono metri tra loro e l’ultimo ombrellone, crollano, via le vesti… nostromo, vira a dritta… la prende, la ama, geme con lei…
Lei pensava…
Il lido è un giardino dove domò ogni sua resistenza, la richiamò all’amore prendendola per i fianchi, si appiccicò a lei percependo ogni sua morbidezza, ebbe chiara la nudità del suo corpo, del sesso, del seno… e baci… e baci… proponimenti, promesse, speranze e ancora baci, abbracci… eternità fai spazio!
(Scienze angeliche – 24.8.—-) MP
Rosso

Scritto da: indian
Ultima modifica: 18 Feb 2011 @ 01:37 PM

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 19 Feb 2006 @ 2:13 AM 


from dreamland, a strange hither ONE YEAR AFTER

One pill makes you larger, and one pill makes you small
And the ones that mother gives you, don’t do anything at all
Go ask Alice, when she’s ten feet tall
And if you go chasing rabbits, and you know you’re going to fall
Tell ‘em a hookah-smoking caterpillar has given you the call
And call Alice, when she was just small
When the men on the chessboard get up and tell you where to go
And you’ve just had some kind of mushroom, and your mind is moving low
Go ask Alice, I think she’ll know
When logic and proportion have fallen sloppy dead
And the white knight is talking backwards
And the red queen’s off with her head
Remember what the dormouse said
Feed your head, feed your head. (1)

(1)
Una pillola ti fa diventare più grande, e una pillola ti rimpicciolisce
E quelle che ti dà tua madre, non hanno alcun effetto
Prova a chiederlo ad Alice, quando è alta dieci piedi
E se tu sei a caccia di conigli, e ti accorgi che stai per cadere
Dì loro che un bruco che fuma il narghilè ti ha mandato a chiamare
E chiama Alice, quando è proprio piccola
Quando gli uomini sulla scacchiera si alzano e ti dicono dove devi andare
E tu hai appena preso qualche specie di fungo, e la tua mente sta affondando
Prova a chiedere ad Alice, penso che lei saprà (la risposta)
Quando la logica e le proporzioni (delle cose) sono cadute morte al suolo
E il cavaliere bianco sta parlando (rivolto) all?indietro
E la regina rossa ha perso la sua testa
Ricorda quello che aveva detto il ghiro
Alimenta la tua mente, alimenta la tua mente.

Grace Slick, White Rabbit, 1967.
Riferimenti: to ANGElinE

Scritto da: indian
Ultima modifica: 23 Mag 2013 @ 02:25 PM

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Categorie: amore

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