28 Feb 2015 @ 11:57 PM 

Lezioni condivise 97 – Appunti di storia della Linguistica

Ancora una volta, trattando di linguistica, mi tornano in mente i pedanti saccenti, quelli che usano correggere ogni loro percezione di difformità rispetto alla lingua standard. Ciò stona particolarmente riguardo all’italiano, essendo stato ridotto, sia dalla retorica post-risorgimentale che dal fascismo, a idioma stantio, conservatore, oscurantista, imposto a scapito delle altre lingue territoriali che si è tentato di far scomparire. Eppure, dal punto di vista linguistico, il dialetto fiorentino e gli altri sono sullo stesso piano, hanno tutti origine dal latino e appartengono allo stesso dominio linguistico “italiano”, benché si manifestino fenomeni di differenziazione, indicati nella geografia linguistica dalle isoglosse (dal greco ísos = uguale e glossa = lingua), linee che segnano il confine tra fenomeni linguistici difformi.

Tornando ai pedanti, essi parlano senza avere idea di cosa sia una lingua e meno ancora gli studi linguistici; non che questa sia una colpa, ma non si predica ciò che non si conosce, e non mi riferisco certo alle piccole innocenti correzioni didattiche.

Riporto, solo per dare un’idea dell’oggetto degli studi, un breve saggio di storia della linguistica, una serie di elementi da sviluppare.

Senza evocare la torre di Babele, si possono considerare precursori in materia, il Primo trattato grammaticale islandese (XII sec.) e il De vulgari eloquentia di Dante (XIV sec.).

L’iniziazione scientifica allo studio delle lingue è dell’avvio del XIX secolo e ha origine dal Romanticismo; prima di allora vi era stato solo empirismo grammaticale, retorica, o speculazione filosofica.

Nel 1786 William Jones scoprì un rapporto di parentela storica tra sanscrito e greco-latino-gotico-celtico. E’ l’inizio degli studi di “grammatica comparativa” come li definì nel 1808 Friedrich Schlegel, che classificò le lingue in isolanti (prive di struttura grammaticale), agglutinanti (ad affissi) e flessive (lingue indoeuropee).

Con la pubblicazione del volume Sul sistema di coniugazione del sanscrito comparato con quello del greco, latino, persiano e germanico di Franz Bopp, nel 1816, nasce ufficialmente la Linguistica in Europa.

Friedrich Diez, intorno alla metà dell’Ottocento, adatterà il metodo storico-comparativo alle lingue neolatine: est (italiano e valacco, alias rumeno), nord-est (provenzale e francese), sud-ovest (spagnolo e portoghese). Il sardo si colloca in un dominio centrale, avendo caratteristiche miste.

A fine Ottocento il movimento dei neogrammatici (Lipsia) fisserà a tavolino le regole della linguistica comparativa. Ad essi si opporranno Graziadio Isaia Ascoli con le due Lettere glottologiche e Hugo Schuchardt con Intorno alle leggi fonetiche. Contro i neogrammatici. I quali negheranno che le norme linguistiche possano avere un’applicazione generale e assoluta come le leggi fisiche, sostenendo che sono le variabili tempo e spazio a determinarne e limitarne l’azione.

Ha origine così la geolinguistica e con essa gli atlanti linguistici, la prima rappresentazione cartografica dei fenomeni linguistici.

Il padre ufficiale della geolinguistica è Jules Gilliéron (1854-1926), svizzero, insegnante di dialettologia; egli pubblicò un atlante fonetico dei dialetti gallo-romanzi con un raccoglitore unico non linguista, Edmond Edmont, perché la conoscenza della materia non lo condizionasse. La ricerca si basava su 1400 domande ordinate per campi semantici e sul principio di equidistanza dei punti di indagine.

Nel 1916 con Cours de linguistique générale di Ferdinand de Saussure nasce lo strutturalismo; egli sosteneva che “il linguaggio è riconducibile a cinque o sei distinzioni o paia di cose”: la dicotomia tra linguistica diacronica e linguistica sincronica, le serie associative in absentia (memoria) e le serie di successioni in praesentia (asse sintagmatico, parole legate da un rapporto di continuità), sistemi semiotici il cui significato (signifié) è associato in modo arbitrario al significante (signifiant), l’arbitrarietà del segno linguistico (arbitraire du signe).

In Italia Matteo Bartoli (docente di Gramsci) e Benvenuto Terracini (docente anche all’Università di Cagliari ed esperto di lingua sarda) daranno vita nella prima metà del Novecento alla nuova linguistica spaziale, o neolinguistica, la quale punterà l’attenzione sui legami tra ambienti, classi o strati sociali, da un lato, e varietà sociali della lingua dall’altro, siamo agli albori della Sociolinguistica.

A partire dal 1950 assistiamo allo sviluppo di altri indirizzi di analisi linguistica: linguistica cibernetica o teoria dell’informazione; linguistica statistica o linguistica quantitativa; linguistica computazionale, studio del linguaggio con l’ausilio dei calcolatori; la pragmatica, che studia “i rapporti dei segni coi loro utenti”; la linguistica cognitiva.

Negli anni settanta nasce la Textlinguistik o Linguistica testuale, studio dei vari tipi di testo, scritti e orali, e delle operazioni cui vengono sottoposti. Il testo è ogni parte linguistica enunciata di un atto comunicativo che soddisfa sette criteri di testualità: a) coesione, b) coerenza, c) intenzionalità, d) accettabilità, e) informatività, f) situazionalità, g) intertestualità.

L’ibridità o testo misto è la mescolanza di testi e stili diversi: di forme diamesiche (secondo il mezzo o il modo usato per comunicare, orale, scritto, tv, stampa, dislocazione, ridondanza, paratassi, gerghi, regionalismi,  ecc.), di tecniche discorsive (citazioni, discorso riportato); di campi di conoscenze (tipi testuali: descrittivo, narrativo, argomentativo…).

Nello stesso periodo si sviluppa la Sociolinguistica. Uno dei precursori è certamente Noam Chomsky, l’esponente italiano più noto è Giorgio Raimondo Cardona. Essa non si occupa del sistema linguistico astratto, la langue (che attiene alla Sociologia del linguaggio), ma della parole, e di come essa varia nelle effettive realizzazioni linguistiche ad opera di parlanti ‘reali’, condizionati da molteplici fattori, il background socio-culturale, il contesto sociale attuale, la situazione comunicativa. Si sviluppa soprattutto intorno alla variabile diastratica (status, istruzione, età, sesso, social network, ecc.) e la variabile diafasica, legata ai vari contesti situazionali nei quali di volta in volta avviene l’interazione linguistica.

Il contesto linguistico ci permette di scoprire che una stessa lingua ha una moltitudine di registri (modi di esplicitarla) a seconda delle differenti variabili in cui po’ essere usata, le più comuni sono lo spazio e il tempo, le situazioni psico-affettive, cognitive o socio-culturali differenti: famiglia, lavoro, scritto, orale e via dicendo.

La Semantica, è una disciplina linguistica complessa, relativamente recente, si basa su queste due leggi: 1. Un solo termine-oggetto non comporta significazione; 2. La significazione presuppone l’esistenza della relazione tra due termini. E’ evidente che alla base di un significato vi è una relazione tra due termini, altrimenti cadrebbe il senso stesso di significato.

L’evoluzione degli studi linguistici ha comportato conseguentemente quella degli strumenti adoperati per questi studi, non esclusi gli atlanti linguistici e la ricerca sul campo.

Questo non sminuisce ovviamente l’importanza degli studi del passato. Resta una pietra miliare per noi sardi, il Dizionario etimologicodi Max Leopold Wagner, capolavoro della lessicologia; ma anche la carta corografica dello Spano, ove è proiettata la completa realtà linguistica della Sardegna, nonché le carte, prima in ordine alfabetico, poi onomasiologico (rapporto di tutte le denominazioni cosa-parola), basate sull’omogeneità per campi semantici dei dati.

Ad esempio, solo a Cagliari il tuorlo d’uovo ha almeno queste tre denominazioni: aravellu – revellu – arevellu).

L’analisi di tipo semasiologico è invece caricare una stessa parola di significati diversi. E’ il caso del concetto di testa/capo che divide il dominio romanzo: conca – testa; testu – vaso vuoto; caput -capo; cabu – gugliata/ago; capudu – bandolo; cabudiana – pecora guidaiola; benere a cabu – concludere. Nei dialetti italiani vale per: viso, masso, girino, cavolo, panna.

Le parole semanticamente omogenee sono in genere più antiche all’interno, di creazione popolare nelle aree intermedie, più recenti lungo le coste.

La geolinguista più attiva in Sardegna è Maria Antonietta Dettori, docente universitaria a Cagliari. Ha lavorato alle tassonomie popolari sottostanti al sistema dei cromonimi, degli ornitonimi e degli ittionimi in aree della Sardegna (principalmente negli stagni di Cabras e di Santa Giusta). Ha ricostruito il lessico tecnico di una tipica imbarcazione dell’area oristanese, su fassone. Ha collaborato al I volume dell’Atlante linguistico italiano, dedicato al corpo umano.

La Sardegna sta colmando lentamente la lacuna, unica nel dominio romanzo, di non disporre di un atlante linguistico. Vi era finora solo il “Saggio di un atlante linguistico della Sardegna” di Terracini e Franceschi del 1964, con dati dell’ALI, 59 carte su rilievi di Ugo Pellis.

L’ALiMuS (Atlante Linguistico Multimediale della Sardegna) sarà il primo atlante linguistico della nostra isola (progetto avviato nel 2004, presentazione di una prima parte dei risultati tre anni fa). Prevede 101 punti d’inchiesta, località di piccola o media dimensione, appartenenti al mondo rurale e per le aree urbane e suburbane, sono state incluse le tre città maggiori (Cagliari, Sassari, Nuoro) e poche altre, non lontane da queste ultime.

E’ previsto un questionario lessicale di circa 1300 concetti-parole per 18 campi semantici (es.: i fenomeni atmosferici, la natura, la misura del tempo, la fauna e la flora selvatica, l’agricoltura, la casa, i lavori domestici…) e un altro morfo-sintattico di circa 300 entrate.

Sarà un atlante di nuova generazione, parlante, ed essendo informatico non sarà necessario aspettare la fine di tutte le inchieste per avere accesso alla banca dati, che potrà essere arricchita man mano che esse verranno portate a termine; anche se i tempi si stanno rivelando lunghi quando quelli degli atlanti cartacei e sempre per mancanza di fondi.

(Linguistica sarda  – 11.4.1997) MP

Scritto da: indian
Ultima modifica: 22 Mar 2015 @ 08:36 PM

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  1. Филиппа scrive:

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