30 Set 2012 @ 7:52 PM 

Lezioni condivise 69 – Sminuiti dal “risorgimento”

 Per un sardo consapevole della propria identità nazionale, pertanto a conoscenza della storia della sua terra e del suo popolo, dunque capace sotto il profilo intellettuale di rimuovere i condizionamenti coloniali di diversa provenienza: scuola, istituzioni, mass media e – per difetto di quel bagaglio culturale -, dalla famiglia stessa, confrontarsi con la storia del risorgimento italiano è comprensibilmente sgradevole per più di una ragione, ad esempio, perchè si tratta del “risorgimento” dello stato che ti occupa, ti colonnizza, ti discrimina… Perchè studiare a scuola, all’università o nella vita, il risorgimento italiano e non poterlo fare con i tentativi, almeno, di un risorgimento sardo? E cos’è il prodotto di questo risorgimento: uno stato prima in mano a dei nobilacci senza scrupoli che ebbero il regno con una squallida politica di alleanze e voltafaccia, di fama feroce nei confronti del popolo sardo, che regalarono vent’anni di fascismo al loro stesso stato arlecchino, unito a forza con violenze e stragi e i cui eredi moderni, borghesi, hanno dilapidato l’unica degna eredità, che è stata la Resistenza e da anni sguazzano tra corruzione e ruberie.

 Mi pare ce ne sia abbastanza per non gradire questo insegnamento non solo da parte dei sardi, ma degli stessi italiani. Per quanto mi riguarda non lo inserii nel mio piano di studi, ma dovetti recedere da questa volontà per ragion di stato, ovvero di dipartimento, ma la mia originaria volontà non passò inosservata…

Dopo questa doverosa premessa, noto con piacere che l’argomento è soggetto a importante revisione storica, o meglio a demistificazione, seppur lenta; crollano “eroi” che si rivelano ben altro e “miti” che non erano tali, per la verità non si dovrebbe parlare neppure di risorgimento… cosa, chi risorse?

 Si tratta di una serie di eventi storici che riguardano più stati, alla fine uniti a forza; si tratta soprattutto di pochi borghesi, di pochi, se vogliamo, intellettuali, alla guida di manipoli di uomini e soprattutto dell’esercito dei Savoia, mercenario; non si tratta di popolo, le poche eccezioni che lo riguardano furono rivolte contro la fame e l’oppressione.

 Molto spesso il “risorgimento” mette insieme fatti che nulla hanno a che vedere tra loro nel tentativo di rendere credibile un corpus unico, un’azione complessivamente unitaria, allora è anche difficile districarsi tra quanto è stato costruito dalla propaganda e la verità.

 Penso ai personaggi messi in luce, posti uno accanto all’altro e spesso aventi poco a che fare tra loro (come per l’abusato binomio Mazzini – Garibaldi), alcuni dei quali ampiamente mistificati ad uso dello stato, talmente intrisi di retorica che fatichiamo a riconoscerli nella loro immagine reale emersa di recente, “grazie” a una ricerca più seria e almeno consapevole della metodologia scientifica.

 Nel contesto delle cosiddette guerre d’indipendenza, ove in effetti chi aveva in mano l’azione era l’esercito sabaudo comandato dal governo sardo (che di sardo aveva solo il nome), alcuni coltivarono delle illusioni e anche agendo in un contesto europeo più ricco di fermenti rivoluzionari, elaboravano teorie sul futuro di uno stato in mano ai Savoia.

 Giuseppe Mazzini, genovese (1805 -1872), avvocato, carbonaro, repubblicano, fondatore del movimento “Giovine Italia”, in realtà cospirava per rovesciare i Savoia, che lo incarcerarono e costrinsero alla latitanza e all’esilio per tutta la sua vita. Come possa essere annoverato tra gli “eroi” del “risorgimento” è un mistero.

 Per Mazzini la repubblica era l’unica legittima forma di stato che può garantire la libertà – intesa come partecipazione responsabile – ed esprimere un governo democratico. La contrapponeva al regime monarchico allora vigente, che considerava irresponsabile.

Egli era considerato un pericoloso estremista (fonte: manuale ed. Saint Paul – Svizzera), insieme ai suoi compagni, perchè vi era grande diffidenza nei confronti dei repubblicani.

 Carlo Cattaneo, milanese (1801 – 1869), di formazione umanistica, si laureò in giurisprudenza e si occupò di politica, guidando il movimento anti austriaco durante la rivolta delle 5 giornate. Rifiutò l’intervento dei Savoia, che considerava tiranni di uno stato reazionario. Da allora, dopo la breve esperienza della “Repubblica romana” visse esule in Svizzera e non rientrò neanche dopo l’Unità, salvo visite sporadiche, benchè eletto più volte deputato, per non giurare fedeltà alla monarchia sabauda.

 Per Cattaneo valgono le stesse considerazioni fatte per Mazzini. Ci si ostina a voler mettere sullo stesso piano chi lottò contro l’oppressore, chiunque esso fosse, e chi invece fu esclusivamente servo dei Savoia, come ad esempio Garibaldi.

 Anche Cattaneo era un repubblicano radicale, ma in più era federalista, gradiva il modello della confederazione svizzera, non amava il centralismo, è il popolo che deve fare le leggi, come fu per la chiesa della prima ora e in polemica con la chiesa-stato di allora.

 A differenza di Mazzini, di un romanticismo un po’ logoro, Cattaneo era piuttosto pragmatico, illuminato, positivista, credeva nell’arengo (le assemblee antifeudali di popolo), lasciava al potere centrale solo la difesa (con un esercito popolare) e il conio monetario.

 Per Cattaneo una repubblica centralista non era meglio di una monarchia. Nel 1850, prima del golpe di Luigi Napoleone scriveva “La Francia, si chiami repubblica o regno, nulla monta, è composta di ottantasei monarchie che hanno un unico re a Parigi. Si chiami Luigi Filippo o Cavaignac, regni quattro anni o venti, debba scadere per decreto di legge o per tedio di popolo; poco importa: è sempre l’uomo che ha il telegrafo e quattrocentomila schiavi armati”.

 Parole che potevano essere rivolte anche allo stato sabaudo.

 Cattaneo, rappresenta un esempio di coerenza e onestà politica mantenuto durante tutta la sua vita. Era amico di Crispi, siciliano, del quale non si può dire la stessa cosa, repubblicano, partecipò all’attentato contro Luigi Napoleone (Napoleone III) e mantenne idee antisabaude fin oltre i quarant’anni, poi l’incontro con Garibaldi, lo rese improvvisamente reazionario (nel 1894 sciolse il Partito socialista) e divenne il più grande tiranno d’Italia (represse ovunque le manifestazioni operaie), tanto che i fascisti lo considerarono un precursore.

 Cattaneo invece lanciava scomuniche ai Savoia e a chi sacrificava la libertà per aiutare l’esercito regio. Sperava invece che “il principio della nazionalità che l’esercito mira a distruggere, dissolverà i fortuiti imperi dell’Europa orientale e li tramuterà in federazioni di popoli liberi. Avremo pace vera, quando avremo li Stati Uniti d’Europa”.

 (Storia del risorgimento – 5.2.1997) MP

Scritto da: indian
Ultima modifica: 09 Nov 2012 @ 10:08 PM

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