29 Feb 2012 @ 11:59 PM 

Lezioni condivise 62 – La reconquista spagnola

   E’ singolare l’analogia con cui il regno visigoto in Spagna e i regni giudicali in Sardegna persero l’indipendenza, l’uno a partire dal 711, gli altri dal 1323. Da entrambi partì una richiesta di aiuto militare rispettivamente nei confronti dei berberi e degli aragonesi. Inutile dire che l’aiuto si trasformò immediatamente in occupazione. La reconquista spagnola durò ben sette secoli e mezzo e anche più. In Sardegna non è mai iniziata.
    Nel 711 Tariq ibn Ziyad, berbero, governatore di Tangeri, in Ifriqiya (Marocco), attraversò le colonne d’Ercole, che presero il suo nome, Giabal al-Tariq (Monte di Tariq), Gibilterra. Doveva soccorrere il re visigoto Achila contro l’usurpatore Roderico, ma dopo la vittoria nella battaglia del Guadalete, proseguì fino a Toledo, la capitale, con ben altre intenzioni.
    In poco tempo i mori occuparono gran parte della penisola iberica. Rimasero loro inaccessibili solo la striscia nord atlantica e quella lungo i Pirenei. La debole monarchia visigota aveva contro anche gli ebrei che appoggiarono gli arabi, tolleranti nei confronti delle altre religioni.
    I musulmani chiamarono il territorio occupato Al-Andalus, che da allora avrebbe avuto diverse vicissitudini, legate sia all’instabilità berbera, sia alla reconquista spagnola.
    I visigoti superstiti organizzarono presto la resistenza raccogliendosi intorno a Pelayo di Fafila, che fondò il regno delle Asturie e vinse la battaglia di Covadonga (Cangas de Onìs) nel 722, dando inizio alla lenta Reconquista.
    Nei secoli successivi, si assistette al progressivo recupero dei territori da parte degli eredi dei visigoti, definire i quali è problematico giacché i cambiamenti in campo cristiano, come peraltro musulmano, furono molteplici.
    Il primitivo regno asturiano, allargandosi cambiò denominazione, si frazionò, si ricompose, qualche volta regredì sotto le nuove spinte berbere; nacquero diverse contee, alcune delle quali divennero altrettanti regni: Galizia, Leon, Castiglia, Portucal, Navarra, Aragona, Catalogna. I conquistatori berberi, legati alla dinastia araba Omayyade, videro dal canto loro Al-Andalus trasformarsi da governatorato, in emirato, califfato, frazionarsi in regni, fino all’ultimo sultanato di Grenada.
    A partire dal IX secolo, con il progredire della reconquista, si assistette anche al ripopolamento del territorio, organizzato in villaggi che il re avocava a se, strutturati variamente con un proprio consejo, mentre nelle contee venivano concessi titoli feudali e i naturales (nativi) erano privilegiati.
    La contea più estrema (in finis terrae, sull’oceano), la Galizia, poco importante sotto il profilo economico, fu però il simbolo della reconquista, perché là, nell’813, avvenne il miracolo del ritrovamento del sepolcro di San Giacomo, nel campus stellae. Da allora una popolazione profondamente cristiana iniziò i pellegrinaggi, ancora attivi oggi, lungo la via di Santiago; come prova portavano con se le conchiglie dell’oceano.
    Il regno di Galizia, che ha avuto una storia singolare mantenendosi formalmente fino al 1833, finì sotto l’influenza delle Asturie e del Leòn.
    Più a nord-est si era formato il regno di Navarra, occupato dai baschi latinizzati.
    Il regno di Castiglia sorse per questioni ereditarie nell’XI sec., staccandosi da quello navarrese e unendosi a quello di Leòn; divenne il regno più ricco e importante di Spagna.
    Più ad est vi era il regno di Aragona – anch’esso precedentemente contea navarrese – e sul Mediterraneo la contea di Barcellona (Catalogna), che conservò sempre propri privilegi, anche quando si unì al regno aragonese, montuoso e molto più isolato.
    In origine le insegne catalane facevano riferimento all’hogar (casa, focolare) e acquisirono un significato fondamentale durante la reconquista, in quanto rappresentavano ciò che i mori insidiavano e intendevano togliergli. Storicamente è legata, anche linguisticamente, alla ragione francese confinante, da quando Cerdaña e parte del Rossignano, sui Pirenei, erano unite.
    L’unione tra Catalogna e Aragona si verificò in seguito al matrimonio di Ramon Berenguer IV, conte di Barcellona, con Petronilla d’Aragona (1137); la Corona d’Aragona nacque dal loro figlio Alfonso II, nel 1174. Nel 1238 inglobò anche il regno di Valencia, strappato agli arabi.
    Benché la corona portasse quel nome, divenne più importante il territorio della Catalogna, vocato alla vita marinara mediante la rotta delle isole (Baleari, Corsica, Sardegna, Sicilia…). Barcellona si proiettava sul Mediterraneo e aveva caratteristiche simili a molte città italiane della Puglia, della Calabria e della Sicilia, con le quali realizzava una sorta di koinè. L’interesse della Catalogna per l’oriente la distolse dalla navigazione verso il nuovo mondo, i conquistadores delle americhe furono infatti castigliani, più forti militarmente.
    Ancora oggi Barcellona conserva l’eredità di quei vecchi privilegi; la conoscenza di due lingue fin dalla nascita (catalano e castigliano) è molto utile nel lavoro. Hogar sono ancora oggi i circoli degli abitanti provenienti da altre regioni che vogliono mantenere la propria identità.
    Altra contea particolare, poi regno, fu il Portugal (dalla città di Porto e dal primo nucleo formato da Galiziani, celti), le cui genti isolate al nord-ovest, continuarono ad esserlo anche scendendo lungo la striscia atlantica, fino all’estremo sud. Disponeva di zone poco fertili e di poche vie d’accesso. La contea fu fondata da Alfonso Enriquez nel 1139. Nel 1143 si costituì in regno, protetto dal papa che lo riconobbe nel 1179. Fu annesso ai nuovi regni iberici e alla Spagna solo per brevi periodi, anche perché i dirimpettai erano spesso occupati con le loro muñas (problemi) interne.
    Leon e Castiglia erano in lotta tra loro e poco interessati alla regione dell’Atlantico. Così Il Portogallo poté estendersi indisturbato fino all’Estremadura. Tuttavia dal 1580 subì circa ottanta anni di dominio spagnolo, in seguito alle pretese egemoniche di Filippo II, che fece valere con la forza i diritti ereditari per parte di madre. Nel 1640 scoppiò la guerra di indipendenza in Portogallo (ma anche in Olanda, Napoli, Sicilia, e a Barcellona), mentre era re Filippo IV di Spagna, la cui forza in Europa venne ridimensionata dagli esiti della guerra dei trenta anni.
    Ferdinando III, unificò Castiglia e Leon nel 1230 e fu fatto santo perché diede impulso alla guerra contro i musulmani. La Castiglia conquistando vari territori, in ultimo l’Andalusia, divenne il regno più importante della penisola, la Navarra invece si chiuse e venne conquistata da Ferdinando il Cattolico, re d’Aragona. Tuttavia la formazione dei vari regni, impedì l’unificazione tra gli stati, né alcuno riuscì a prevalere sull’altro. Infatti la Spagna è stata storicamente una Corona, cioè uno stato costituito da più regni. Cosa che non accadde con il Regno di Sardegna, ove i Savoia costiturono uno stato unitario estendendo i propri confini (la Sardegna stessa, nucleo originario dello stato, perdette la propria statualità). La Spagna ancora oggi riconosce invece maggior autonomia a diversi territori.
    Intorno al 1000 la reconquista ebbe una battuta d’arresto. L’esercito del califfato riprese parte dei territori perduti e imperversò nei territori cristiani spingendosi fino a Santiago di Compostela, Pamplona e Barcellona. Di lì a poco il califfato entrò in crisi e si formarono anche nei territori musulmani diversi regni, detti di Taifa.
    Nel 1085, Alfonso VI di León prese Toledo, l’antica capitale visigota, tappa fondamentale. Gli islamici furono costretti a chiedere aiuto agli Almoravidi, fondamentalisti berberi, che in quegli anni avevano conquistato tutto il Maghreb e anche in Spagna si sostituirono agli emiri, attuando una politica rozza, rispetto a quella culturale portata dagli arabi della prima ora.
    In quegli anni si affermò il leggendario El Cid Campeador (Rodrigo Diaz de Bivar) che nel 1094 prese Valencia. La reconquista andava avanti su due fronti non unitari: da una parte Catalogna e Aragona, unitesi nel 1137, e dall’altra Castiglia e Leòn. La svolta ci fu a La Navas de Tolosa nel 1212, con una coalizione guidata dal re di Castiglia. Ma mentre questi pensavano alla reconquista, gli aragonesi nel 1282 attuavano una politica espansionistica nel mediterraneo, occupando la Sicilia.
    Presa Cadice nel 1262 la reconquista ebbe una fase di stasi e il ritorno dei marocchini.
    L’infeudazione delle terre tolte agli arabi, agli ordini militari di Calatrava, Alcantara e Santiago e ai contadini castigliani, creò altri poteri e instabilità, dovuti anche alla coalizione feudale della Mesta, associazione di pastori, potentissima e antiebrea.
    Intorno alla metà del XIII secolo la reconquista era di fatto conclusa, permanevano tanti problemi, di tipo economico, ma anche politico e dinastico. Alla morte di Martino il vecchio, rimasto senza eredi, con il compromesso di Caspe (1412), si mise fine alla questione della successione aragonese, fu scelto con il voto Ferdinando II, che iniziò la dinastia Trastamara.     Dinastia che regnava anche in Castiglia con Enrico IV, cui successe nel 1474, la sorellastra Isabella, sposata a Ferdinando nel 1469. Questo matrimonio segnò la riunificazione spagnola. In mano agli arabi era rimasta solo Granada; Navarra e Portogallo erano indipendenti. Nel 1492 fu presa anche Granada, mentre la Navarra fu incorporata nel 1512.
    Laboriosissimo mettere insieme tanti avvenimenti così intrecciati nello spazio e nel tempo, così in breve, ma è utile per avere un quadro di insieme anche complesso, volendo approfondire particolari dei quali avremo il preciso inquadramento storico.
(Storia moderna – 17.1.1997) MP

 

Scritto da: indian
Ultima modifica: 22 Mar 2012 @ 10:58 PM

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