30 Nov 2010 @ 11:58 PM 

Lezioni condivise 47 – Modelli del Guillaume d’Angleterre

Torno ancora al romanzo medievale Guillaume d’Angleterre, da alcuni attribuito a Chrétien de Troyes, chierico della Champagne, fatto che tutt’oggi appassiona diversi filologi, mentre altri lo escludono, ritenendo il romanzo difforme dalla restante opera del Chrétien di Lancelot e Perceval.

Il nostro romanzo ha per modello privilegiato il racconto agiografico della leggenda di S. Eustachio, ma sviluppi differenti, come ad esempio la caccia al cervo, che in Sant’Eustachio rappresenta il Cristo, il martirio e la provvidenziale conversione iniziale del protagonista, mentre in Guillaume, è il Re, che interviene per recuperare al ruolo regale i propri figli, facendosi mediatore tra l’umanità e il trascendente, per il loro reinserimento nella retta vita sociale.

La caccia riveste anche un senso erotico e il corno smarrito è simbologia sessuale connessa con il desiderio del re di ritrovare la regina e riassumere il proprio ruolo; desiderio sessuale che ritorna nell’atto di acquistare il corno smarrito, cui segue l’incontro con la regina che lo nota sulla nave.

Mais ele regardoit au cor
Qui au mast de le nef pendoit;
Au cor regarder entendoit,
Que nul autre avoir tant n’amoit
Comme le cor qu’ele veoit;
Et le cor et le roi ravise,
C’a cou estoit s’entente mise,
N’aillors ne puet ses iex tenir.
Del roi les fait au cor venir,
Et del cor au roi les ramaine;
Del regarder est en grant paine,
Tant qu’ele vint dalés le mast;
Nul talent n’a qu’ele outre past,
Ains prent le cor et si le baise;
Bien fait samblant que molt li plaise.
Et quant grant piece esgardé l’ot,
Arrier le mist, ne ne dist mot;
Mais vers le roi s’est retornee.

Ma diversi sono i topoi cui si rifà il romanzo, lo stesso Erec e Enide di Chrétien, modello medievale di restaurazione del potere reale che riprende anche la simbologia del corno da caccia.

Altri contributi sono portati dal romanzo antico (come Apollonio di Tiro, il Roman de Tebe, il Roman d’Eneas), i Lai di Marie de France, i tardi romanzi arturiani sul Graal.

La particolarità di questo romanzo ascetico e d’amore, rispetto a quelli ispiratori, è il suo lieto fine.

Altri modelli sul tema della separazione e ricongiungimento si trovano nel romanzo di Floire et Blancheflor. Separati dalla schiavitù affinchè non si uniscano, Floire figlio del “re” dei Saraceni di Spagna, ritrova Blancheflor, figlia di uno schiavo cristiano di nobile nascita, nascondendosi in  un cesto di fiori nell’harem del sultano.

Lo stesso avviene in Alcassino et Nicolette, un chantefable (alterna canti e prosa). Qui è Nicolette, schiava saracena convertita al cristianesimo, figlia del re di Cartagine, che travestita da menestrello, ritrova Alcassino, figlio del conte Gavin di Beaucaire.

Anche l’Escoufle di Jean Renaut tratta il tema di amanti che si dividono accidentalmente durante la fuga dalla corte dell’imperatore e alla fine si ritrovano.

Il Guillaume de Palerne unisce il tema della fuga degli amanti a quella degli “animali grati” che li assistono.

Vi è ancora il popolare Partenopeus de Blois, simile alla storia di Amore e Psiche di Apuleio.

Nei primi anni del XIII secolo troviamo Galeran de Bretagne, attribuito a Jean Renaut. Galeran ama Fresne, una trovatella cresciuta in un convento; la corrispondenza tra i due viene scoperta, e Fresne viene mandata via, ma ritrova Galeran giusto in tempo per impedirgli di sposare sua sorella gemella Fleurie, nella quale vedeva solo il riflesso della sua amata.

Una serie di romanzi trattano del tema del cavaliere che si impegna in avventure per dimostrare alla sua donna che egli è degno del suo amore, tra questi Ipomedon di Hue de Rotelande e Gui de Warewic di anonimo anglo-normanno del XIII secolo.

Vi è poi la materia dell’”eroina perseguitata” detto anche “tema Imogen” dal suo uso in Cymbeline di Shakespeare. Segnalo Guillaume de Dole di Jean Renart, il Roman de Violette di Gerbert de Montreuil, La Manekine di Philippe de Beaumanoir, La Contesse d’Anjou e L’Uomo di Chaucer di Jean Maillart.

I manoscritti che tramandano il Guglielmo d’Inghilterra sono due: P (Parigi) e C (Cambridge), esiste inoltre una redazione rimaneggiata in spagnolo E (come Escorial) che collima prevalentemente con P.

I due manoscritti divergono per essere il manoscritto C tendente al poema ascetico, mentre il manoscritto P più didattico.

Ad oggi ci sono quattro edizioni critiche del Guglielmo d’Inghilterra: del 1840, basato sul manoscritto P, ed. Michel; del 1899, manoscritto C e parzialmente P, ed. Föester; del 1927, basato sul manoscritto P, ed. Wilmotte; del 1988, che riprende l’edizione Föester, ma tiene conto della discussione filologica di oltre un secolo, ed. Holden (questa edizione rifiuta in modo tassativo l’attribuzione a Chretien de Troyes).

Lo stemma codicum nel caso del Guillaume non serve, in quanto P non deriva da C o viceversa, non si può dimostrare la parentela tra i due codici, e neanche la discendenza da un unico archetipo.

Non ci sono tuttavia tra P e C divergenze talmente ampie che comportino scelte importanti.

Nei pochi casi in cui nella nostra edizione critica (Wilmotte) i versi sono tratti da C, essi sono indicati con le lettere in corsivo (a,b,c…).

Nel caso del verso 2364 e segg. C non è scelto per avere una lezione migliore, ma perché P presenta una lacuna.

Un discorso va fatto per il verso 2368, dove P ha avoir (con il senso di avere come possesso), mentre C ha coitise, il nostro testo sceglie il manoscritto di base P (Föester), dunque avoir.

La lezione coitise sta per seccare, pretendere, pungere, assillare, dar fastidio ed è la dizione preferita dal prof come lectio difficilis e più probabile, anche nel contesto dell’incontro fortuito con la regina nel porto di Sutherland. Wilmotte sostiene invece che coitise sia troppo cavilloso, perciò improbabile.

Virdis preferisce coitise, anche perché avoir viene ripetuto due volte di seguito prima della lacuna anzidetta, dunque potrebbe essere stato indotto anche successivamente come lezione facile.

Le differenti lezioni dei due manoscritti indicano, da un lato che il manoscritto C tende all’ascetico, mentre il manoscritto contiene P è più didattico e romanzesco.

Si ha notizia di altre tradizioni di questa storia come Dit de Guillaume d’Angleterre con stesure differenti, risalenti al sec. XVI, ma riferite a manoscritti del XIV sec. e conservate presso la Sala Rari della Biblioteca nazionale di Francia François Mitterrand, la cui edizione critica è stata curata da Silvia Buzzetti Gallarati.

Bibliografia:
Maurizio Virdis, in Medioevo romanzo e orientale. Il viaggio dei testi, Rubbettino 1999 (art. Dalla leggenda di S. Eustachio al Guillaume d’Angleterre)
Andrea Fassò, Michela Salvini, in Il sogno del cavaliere. Chrétien de Troyes e la regalità, Carocci 2003 (art. Come in uno specchio. «Songe» e «mensonge» da Chrétien de Troyes a Jean de Meun)
Christine Ferlampin-Acher (a cura di), Guillaume d’Angleterre, Champion 2007
Carlo Donà, Per le vie dell’altro mondo. L’animale guida e il mito del viaggio, Rubbettino 2003
Mattia Cavagna, Chrétien de Troyes (?), Guillaume d’Angleterre, Crmh 2008.

(Filologia romanza – 26.4.1996) MP

le roi vetu

Scritto da: indian
Ultima modifica: 18 Feb 2011 @ 01:34 PM

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