31 Dic 2006 @ 8:57 PM 


Lezioni condivise 4 – Da Carlo V a Filippo II

(per gentile concessione è possibile leggere a puntate) *

Sono sereno, non so bene da cosa dipenda, forse dalla Bandabardò, ca megat a mi nci pigai (no d?as cumprendiu? … e insaras scis ita ti naru? precisu precisu su ki at nau su maistu Cicitu Masala: ki no dhu cumprendint, dhu studiant!) ? cosa sono questi mormorii, è successo qualcosa? dicevamo? ah! ….. ? , forse dal fatto di avere un intero anno davanti, un libro di 365 pagine vuote da riempire a dovere con i colori della vita e il sorriso (grazie M.A.)… Ho capito, voi non avreste sprecato sei righe e fin qui della settima, per dire che siete sereni, ma talvolta l?arte dello scrivere è dire niente in tantissime pagine.
Peraltro questa volta ho messo in atto anche le mie doti magiche ? trasmessemi dal mio trisavolo Giovanni M., vissuto in pieno ottocento, e a cui rendo omaggio (bisogna rendere omaggio, torrai gratzias, io in queste poche righe l?ho già fatto quattro volte e a momenti lo farò per la quinta), evitandogli la totale damnatio memoriae (…fischiano J. ?) ? nel senso che scrivo nel 2007, ma voi mi leggete l?anno scorso (non è un?improprietà è stregoneria) e il post nasce con oltre 100 visite al suo attivo (sempre che i 100 sappiano leggermi nel pensiero).
Rendo omaggio oggi (e siamo a sei… state tenendo il conto?) a Maria Luisa P., la mia professoressa di Storia moderna, riesumando la prima lezione con lei, rischiando anche la rescissio actorum (altro che socing!!!).
Torniamo indietro di quasi cinquecento anni (… e it?est, meda?), esattamente al 1519, quando Carlo di Gand (figlio di Giovanna la Pazza ? a sua volta [consentite un po? di pettegolezzi] figlia di Ferdinando d?Aragona e, nientepopodimenoché, Isabella di Castiglia [che conobbi in più tenera età, non vi dico in che forma...] ? e Filippo d?Austria, il Bello [a vedersi non si direbbe!]), già re di Spagna, divenne imperatore con il nome di Carlo V.
Carlo d?Asburgo (I come re di Spagna, V come imperatore) operò per quasi mezzo secolo in un contesto molto complesso, che il suo impero non contribuì a semplificare. Nel Mediterraneo imperversavano gli ottomani, supportati dai pirati algerino-barbareschi; del suo tempo è il leggendario Barbarossa (Khair-ad-din).
Il suo sogno era realizzare un impero universale, unendo la cristianità, in difesa del cattolicesimo e contro il protestantesimo. Cosa che non gli riuscì, anzi, nel 1555, prima di abdicare in favore del fratello Ferdinando I d?Asburgo, fu costretto a sottoscrivere la Pace di Augusta (o di religione), sancendo la divisione della Germania (“cuius regio, eius religio“) tra cattolici e luterani, escludendo tuttavia altri protestanti dalla pace, disconoscendo qualsiasi diritto a chi non seguiva la religione del proprio Principe.
Precedentemente, abbandonato dal papato per i suoi atti compromissori con il luteranesimo, caldeggiò la convocazione di un Concilio Ecumenico per dirimere i contrasti tra Cristiani e favorire una riforma della cristianità occidentale; contrastato in questo da Clemente VII, che temeva le dottrine conciliariste anti-papali. Ma quello che fu poi il Concilio di Trento, non andò certo nella direzione desiderata dall?imperatore. Al contrario, egli si trovò a governare la Spagna, paladina della controriforma e dell?integralismo cattolico, il cui braccio era la Compania de Jesus.
La Spagna era la patria dell?inquisizione, che si accaniva soprattutto contro i conversos, sia prima che lo fossero sia dopo, segnandoli, in particolare gli ebrei, marrani; mentre gli arabi erano detti moriscos.
Queste discriminazioni, anche nei confronti dei convertiti, iniziarono all?indomani della conquista di Granada, nel 1492, atto fondamentale della reconquista e avvenivano nel nome della limpieza de sangre, dunque la tutela della hiberidad e la nobleza d?origine visigota, basata su un forte senso dell?onore, che tra l?altro considerava immorale il lavoro manuale e a fini di lucro (da qui una forte avversione per gli ebrei, che esercitavano il commercio, l’artigianato, erano medici, avvocati, usurai…). Se la limpieza poteva avere un lieve fondamento storico, causato da un sentimento di rivalsa anti-arabo, degenerò subito a sorta di caccia alle streghe, con l?espulsione degli ebrei e mori, dividendo la popolazione tra puri e impuri. Fu un grande problema del cinquecento, ma come sappiamo si proiettò anche in secoli più vicini a noi.
Nel tempo di Carlo operò anche Erasmo da Rotterdam (Geert Geertsz, noto Erasmus), cattolico illuminato, che pur condividendo alcuni aspetti della Riforma, restò dentro la chiesa a capo di un movimento culturale, che intendeva riformare gli aspetti più retrivi. Suoi seguaci in Italia furono i fratelli Alfonso e Juan de Valdes, inquisiti per eresia; in particolare il secondo subì l?influenza degli Alumbrados (illuminati), un gruppo filo-gnostico nato in Spagna, costituito da eremiti e profeti, seguaci di Isabella de la Cruz, a sua volta perseguitato.
Come accennato Carlo abdicò in favore del fratello relativamente all?impero, ma cedette al figlio Filippo II, il Regno di Spagna e le Fiandre; ossia, separò di nuovo quello che era stato unito sotto di lui e in particolare la strana unione Spagna – Germania.
Filippo II operò in piena controriforma. Il padre gli aveva lasciato una brutta eredità quanto ai rapporti con il papato. Carlo V, patrono della fede (pro domo sua) ? sembra sia stato anche scomunicato da Paolo IV con l?accusa di favorire i movimenti ereticali ? entrò in guerra contro lo Stato Pontificio, che si alleò con la Francia. I due erano acerrimi nemici da lunga data.
Appena salito al trono di Spagna, nel 1556, Filippo II si offrì come difensore dell?antica fede. Ripristinò buoni rapporti con Paolo IV, esponente del nepotismo di marca medicea. Paolo IV cercò di rinfocolare il conflitto franco-spagnolo, ma ciò alla fine danneggiò il papato stesso. Dopo di lui a Roma prevalse l?ala riformista, più vicina alla fede che agli interessi temporali e così aumentò anche la collaborazione con Filippo II, che intanto nel 1571 incassò, nella leggendaria battaglia di Lepanto, una storica vittoria contro l?Islam.
Filippo inasprì la lotta anche sul fronte luterano, ma cominciarono ad insorgere problemi economici, il regno spagnolo fu messo in mora dai creditori e si ripresentarono anche dissidi con il papato, a causa delle reciproche interferenze. In particolare ci fu un vero e proprio conflitto con Gregorio XIII sulla Compagnia di Gesù, che per il Re era un ostacolo materiale al suo potere, nel quale essa si intrometteva.
Con Sisto V il potere temporale della chiesa si accentuò, ma all?isolamento della Spagna in Europa, coincise un riavvicinamento con il papato.
Nel 1568 il re dovette fronteggiare, anche in prima persona, la rivolta dei moriscos, che non erano disposti ad accettare né l’assimilazione religiosa, né la varie restrizioni alla propria vita. Una prammatica apposita costringeva i giovani arabi a frequentare scuole cattoliche lontano dalle loro famiglie, veniva imposto il cambio del nome, l?uso del castigliano (o il catalano per la Valenza); conseguentemente era vietato l?uso dell?arabo scritto e parlato, possedere libri islamici, perpetrare le proprie tradizioni e le festività arabe, anche civili, inoltre i contadini arabi subivano una forte pressione fiscale.
Rifugiatisi sulle montagne dell?Alpujarras, i moriscos resistettero fino al 1570, poi dovettero soccombere alla violenta offensiva spagnola (saranno espulsi in massa da Filippo III nel 1609, una volta appurata l?impossibilità di integrazione).
L?espulsione del moriscos, specie verso la vicina Africa, causò un rilevante spopolamento di Andalusia e Valenza, nonché una crisi in ambito agricolo, per le ragioni già ricordate sopra.
Nella sua fase discendente, Filippo II, fu screditato in tutta Europa, rendendo in parte improprio l?appellativo di Prudente. Fu il Re dell?unione della penisola iberica (re del Portogallo nel 1580), ma anche quello che perse le Fiandre (Olanda), subì lo smacco di Elisabetta I, che lo rifiutò in sposo, poi gli distrusse l?invincibile armada ; fallì anche riguardo alla successione francese.
Iniziò con la sua fine il ridimensionamento della potenza spagnola. Eppure il suo nome diviene epico nell?affascinante opera di Fernand Braudel e Filippo II si fa Mediterraneo anch’egli e insieme mito.
Non è facile raccontare Carlo V e Filippo II in così poco spazio, spero di aver indotto in voi un po? di curiosità, se dopo settimane di lettura a singhiozzo, siete finalmente arrivati, stoicamente a questo punto, meritate comunque un premio: ecco a voi ?Venere allo specchio?. Nel darvi appuntamento alla prossima, spero di incontrarvi, nel frattempo, a passeggio tra le brume della storia.

* pregasi acuminare le punte con cura

Bonu printzipiu de annu e mellus fini!

(storia moderna ? 15.12.1995) MP
Riferimenti: in su sinnu de…

Scritto da: indian
Ultima modifica: 01 Giu 2013 @ 07:52 PM

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