28 Gen 2006 @ 10:25 PM 


Rovistando nell’archivio di un gruppo anarchico degli anni settanta, conosciuto mediante la “Guida alle fonti per la storia dei movimenti in Italia” (1966-1978), realizzato dalla Fondazione Lelio e Lisli Basso, edito nel 2003 dal Ministero per le attività culturali – Direzione generale per gli archivi, ho trovato questo documento; un vecchio da-tse-bao, secondo me di insospettata attualità. Stiamo vivendo infatti dei tempi molto kitsch, in cui tra l’altro si possono individuare comportamenti anni ’70 (movimentisti) e anni ’80 (del riflusso e dell’imborghesimento).
Il commento a voi.

AL FASCISMO DELLA MODA BORGHESE, RISPONDIAMO: MERCATINO ROSSO! (12.7.77)
Forse è da molto, e ancora non ce n’eravamo accorti, visto il nostro disinteresse per fenomeni simili, che a xyz elementi specie femminili sono plagiati da quella negazione di socialismo, che è la moda. L’opera di un’associazione xyz non può sottovalutare questo fatto.
Qualche mese fa venimmo a conoscenza della trovata di qualche industria per boicottare o strumentalizzare i blue-jeans; usati soprattutto da compagni, operai, sottoproletari, precari, per il semplice fatto che vestirsi non è e non deve essere un lusso. Si è detto che i blue-jeans provocano danni al corpo, soprattutto se stretti e sporchi, ma è stato taciuto che qualsiasi tipo di indumento, se sporco e immobilizzante, anche se fìrmato xyz, è comunque dannoso e antigienico.
Il comportamento coerente di ogni compagno è senza dubbio quello di boicottare il caro prezzi degli indumenti e anche dei jeans e riparare su quelli meno cari, senza etichetta ma non perchè meno degni di essere indossati, anzi…
Non si capisce come può essere definito blue-jeans un indumento che ha una spesa di produzione che non supera le poche migliaia di lire, ma viene venduto a prezzi base di 15.000 – 20.000 lire (circa 100 euro di oggi, ndt) e per di più di jeans non ha niente. I padroni della moda per i loro sporchi interessi hanno tentato di togliere al movimento rivoluzionario il controllo del proprio modo di vestire. Fin dai jeans nasce infatti il classismo della moda: se non hanno una determinata etichetta, è come se uno vestisse merda, secondo i “modaioli”.
Il colmo è che a questo fenomeno non sfuggono nemmeno i kompagni o sedicenti tali… Comunque non tutti i mali vengono per nuocere, visto che in questo modo si possono differenziare i compagni coerenti, dai falsi Noi rifiutiamo questo imborghesimento dei giovani di xyz, questo voler per forza essere conformisti. Contro il fascismo della moda, delle etichette, prepariamo per kkk un mercatino rosso per xyz e la zyx.
Un brano di Giorgio Gaber dall’LP “Libertà obbligatoria” fa riflettere:
“…tof… tof… il paese è in una fase delicata… tof… tof… sì, in un periodo di transizione… tof…
“Oggi al Parlamento”.
Una mozione… L’avversario si alza, mette lì la sua… Una differenza leggerissima e… (azione di pugilato corpo a corpo) Dopodiché: tutti al tennis… tof… tof… Sì, giocano tutti al tennis!
E qui mi incazzo.
Perché gli piacciono a tutti le stesse cose, mica per altro. E i gusti sono tutto. C’è chi gioca al tennis, e c’è chi gioca al calcio. Certo, la vera cortina di ferro è lì, nei gusti. Le questioni ideologiche? Roba da ridere fra gusti uguali.
I gusti… sono la vera sostanza politica!
E loro hanno scelto il tennis: tof… tof…
No! Panatta non può fare il comunismo! Qualsiasi economista lo sa. Invece loro: belli, puliti, tutti bianchi, impostati, il rovescio, bello, la volè… Ma giocate al calcio, deficienti! Ci cago, io, sulla vostra terra battuta! È la rivincita estetica del giocatore di calcio.
Tutte le notti me la sogno. Chiudo gli occhi… un film: Valle verde, meraviglioso, campi da tennis, sole… tof… tof… vvvvff… Un film. Buñuel regista… si alza in volo un branco di mucche, lui può! Vvvvff… e su quei bellissimi ragazzi abbronzati, con le mandibole giuste e i denti bianchi… vvvvff… su quella scelta di donne assolutamente belle, così assolutamente da non arrappare nessuno… vvvvff… su quei signori eleganti e raffinati, su quelle signore dai piccoli cagnolini, sulle bibite ghiacciate, sulle Adidas, sulle magliette bianche col coccodrillino, sugli arbitri con la erre francese: quaranta a trenta… tof… tof… parità.
E le mucche: pllaaff… Un lago di merda. Parità.
Niente, un sogno, tutto pulito. I miracoli non li fa neanche Buñuel.
E Il tennis avanza, e i coccodrillini dilagano, perché è giusto espandere le cose. E beccati un coccodrillino anche te, così si corre con la stessa maglietta.
E il tennis avanza, e non gli resiste nessuno. E ora tutte le fabbriche ci hanno i loro campi da tennis, e si capisce chiaramente che è la base che ha imposto i suoi gusti. Praticamente la proletarizzazione: “Op, bella palla!… Grazie, grazie… Scusa…” Siamo anche educati… “Scusa…”
Ma giocate al calcio, deficienti!
Macché!… “Op, scusa… op… Bellissima la volè vincente del tornitore Brambilla!… Op, scusa… op, scusa…” Scusa un cazzo!
Intendiamoci, non ce l’ho mica con Guido Oddo, io. Ma perché i figli di Rizzoli non giocano al calcio??? Perché non abbiamo imposto i nostri gusti??? Ecco, Agnelli centravanti del Torino e Andreotti al Giro d’Italia. Questa è la proletarizzazione!
Devo aver detto una cazzata!
Sì, sì, lo so che sui gusti non c’è più lo scontro frontale. Ma allora dov’è?
Bisognerà pur decidere.
O avere dei nemici… o, giocare a tennis! …tof… tof…”

… e…
Quando lo vedi sulle facce degli altri
quando li osservi in quel loro appiattimento
in un salotto o in un bar con un campari soda
così assuefatti alla violenza dolce della moda.
Quando lo vedi sugli altri e ti senti diverso
e credi di non essere sommerso
non è ancora il momento di soffrire
puoi ridere di loro, ti serve per capire
sono persone piatte, molli, stanche…
Ma quando lo vedi anche
sulla tua maglietta
sulle scarpe da tennis
sui blue-jeans da quattordici once
su come parli, cosa canti, come ti vesti
sui tuoi bisogni, sulle tue scelte, sui tuoi gusti
allora ti senti anche tu arrendevole e fiacco
allora ti piaci un po’ meno e non sai perché
e non riesci a trovare nemmeno abbastanza distacco
per ridere di te… per ridere di te
Quando lo vedi sulle facce degli altri
quando li osservi in quel loro appiattimento,
gli stessi atteggiamenti, la stessa ironia
e le loro battute un po’ da trattoria
e le mani curate, le camicie pulite, bianche…
Ma quando lo vedi anche
sulla tua maglietta
sulle scarpe da tennis
sui blue-jeans da quattordici once
su quel giaccone americano che ho comprato
con pochi soldi al mercatino dell’usato
allora arriva al disgusto la tua stravaganza
allora diventa una moda ogni gesto che fai
non si riesce nemmeno ad avere abbastanza coscienza
per piangere di noi… per piangere di noi
Di noi così ribelli, così devoti
di noi così folli, così massificati
di noi così avanti, così impotenti
coi capelli un po’ lunghi
e le nostre barbe da impegnati
di questa nostra assurda mancanza di rigore
di una mollezza sorda che non ci fa reagire
di noi che non sappiamo cosa sia
la nostra malattia
e forse non abbiamo ancora fatto un gemito
ma la paura comincia a salire dagli intestini
come il vomito.
Noi così vitali, così distrutti
noi così creativi, così assuefatti
ci aggrappiamo ad un gesto che sembra di rottura
con l’illusione e il pretesto di scegliere ancora
noi così originali e spappolati
creiamo saltando liberi come pidocchi
coi nostri gusti schifosi accumulati
fra la testa e gli occhi.
Ormai sei soggetto a una forza
che ti è sconosciuta
ormai sei libero e schiavo,
ormai sei coinvolto
e di colpo ti viene il sospetto
che in tutta la vita
non hai mai scelto
non hai mai scelto
non hai mai scelto
Quando lo vedi anche
sulla tua maglietta
sulle scarpe da tennis
sui blue-jeans da quattordici once…

Riferimenti: IL FASCISMO DELLA MODA BORGHESE

Scritto da: indian
Ultima modifica: 23 Mag 2013 @ 02:21 PM

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Categorie: società

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