23 Lug 2005 @ 4:09 PM 


Skazzo,ennuì, desolazione, routine, assuefazione,anche questa notte passerà,
questa solitudine in giro titubante ombra dei fili tramviari sull’umido asfalto.
vago, cerco, chi cerca trova, ma a quanto pare non sempre, o trova a regime dilazionato, tutto diventa affare, mi quoto lo skazzo in borsa e mi compiaccio della parità assoluta, un andamento costante, meglio dei titoli della Lazio che Mughini aborre, chiamatemi Joyce vagante per la seconda strada di Dublino, perchè non torna il nesso, nè il finale, nemmeno l’inizio;
onore a Bobby Sands, all’eta, all’ira e ai feddayn, a O ci min, in su interis ki appu limpiau is patatas e appu apparekiau sa mesa. Sa mesa de sos sardos e immoi mi sei propri segau is bertulas, diainci pongiu sa segreteria de iscriitura… cabijettas ki pigant su sobi in su muru e ateras amenidadis…………………………………………………
All the things you said – you thought I was dead Everything made me feel aware Ah, you’re getting old, you’re doing things You’re losing your hair All the things that you used to believe in Turned out to be true – you’re guilty of reason You’re the kind of person that I could do without
And certain kinds of money would make you see what it’s all about
There’s a first time for everything There’s a first one’s on me, don’t you see All of the things that your old lover said Look at them, they jump out of windows And now they’re just dead It’s the truth, don’t you realize
Faded without any talent of fun Running out in the streets, balling everyone
It’s the truth, It’s the truth Pick up the pieces that make up your life
Maybe some day you’ll have a wife and them alimony Oh, can’t you see.
Nell’alcova dai tendaggi orlati d’oro, e dalle colonne tempestate di zaffiri, giace l’imperatore Chan, nel suo letto di ebano ricamato di opali e rubini, coperto dalle pellicce di qualche splendido e sconosciuto animale.
Con gli occhi sbarrati, da sotto le palpebre scolpite nell’onice rosso venato, egli fissa, attraverso la finestra di cristallo, gli infiniti azzurri del cielo e del mare tropicale. Opprimente come un incubo, una fatica senza forma e senza nome, piu’ pesante del piu’ grande fardello che gli schiavi delle miniere possano trasportare, giace nel fondo del suo cuore; tutti i deliri dell’Amore e del Vino, l’estasi agonizzante delle droghe, i piu’ intensi e i piu’ sottili impulsi di delizia e di dolore erano stati provati e tutti si erano dimostrati inutili, per l’esausto ma non sazio imperatore.
Pur di godere di una nuove afflizione o di un nuovo spasimo, mai avvertito prima, pensava, giacendo nel suo letto di ebano, avrebbe dato tutto l’argento e il cinabro delle sue miniere, con gli scrigni, i gioelli e le corone del suo tesoro immemorabile, giu’ nella cripta. Vanamente, con il verso dei poeti piu’ ingegnosi, le capricciose stoffe purpuree tessute dai migliori telai, le gemme e i minerali dalle terre piu’ lontane, le pallide foglie e i petali rosso sangue di un raro e velenoso fiore vanitoso, con tutti questi e molti altri strani capricci, e con le piu’ selvagge e meravigliose diversioni, gli schiavi e i sultani avevano cercato di alleviare le sue ore interminabili. Uno ad uno egli aveva congedato con uno stanco gesto . Ed ora , nel silenzio tra i drappeggi della sua alcova, egli giace solo, con il cancro della noia nel cuore, come l’eterno verme che morde il cuore del defunto.
Anon, tra le cortine presso la testa del giaciglio, stende una mano scura e snella , stringendo un pugnale, la cui lama riflette l’oro dei tendaggi in un sottile e segretamente ondeggiante bagliore. Lentamente, in silenzio, la lama viene soppesata, quindi si alza e cala come una scheggia di fulmine. L’imperatore grida, mentre la daga, forando la sua tunica, lo ferisce di striscio. In un attimo la stanza si riempie di attendenti armati, che afferrano e trascinano fuori l’aspirante assassina, una schiava, la principessa di un popolo conquistato, che aveva spesso, vanamente, implorato la liberta’ presso l’imperatore. Pallida e dipinta dal terrore e dalla collera, fronteggia Chan e le guardie, mentre racconti di mostruose torture inconcepibili, di condanne innominabili, le tornano alla memoria. Ma Chan, rianimatosi e trasalito per un solo attimo, di nuovo avverte l’invincibile debolezza, piu’ forte dell’ira e della paura, e ritarda nel dare l’atteso segnale. Quindi, momentaneamente mosso, per caso, da una qualche emozione ironica, parente della gratitudine, gratitudine per il breve ma divertente pericolo,che servi’ ad alleviare per un momento la sua noia, egli ordina alle guardie di liberare la principessa; e con gentilezza regale, le mette al collo la propria collana di perle e smeraldi, ognuno del valore di un’intera armata.
parfois, certains peuvent ressentir de l’ennui dans leur vie quotidienne.
on peut se demander quelle est l’origine de ce sentiment d’ennui.
A mon avis, l’ennui, c’est impossibilité d’agir vers un but.
que pensez-vous de cette définition?
« Quelle est l’origine de l’ennui ? » est une question intéressante, mais je
ne suis pas sûr qu’il soit facile d’y répondre. Alors, commençons plus
modestement : Que se passe-t-il lorsqu’on s’ennuie ? Comme tu l’indiques,
lorsqu’on s’ennuie, on est dans l’impossibilité d’agir vers un but. Je
dirais même que pendant le temps où l’on s’ennuie, on a le sentiment de
n’avoir plus goût à rien, qu’aucun but n’est plus digne d’éveiller notre
intérêt. L’ennui est alors perçu comme un état négatif, une demi-souffrance
; c’est son côté négatif.
Comment éveiller à nouveau cet intérêt ? Comment reprendre goût à la vie ?
Ce sont bien les questions qui nous intéressent lorsqu’on s’ennuie. Et c’est
aussi là que se cache le bon côté de l’ennui. Comment ça ? Eh bien,
lorsqu’on s’ennuie, on le sait ! On en a conscience et c’est déjà ça ; on ne
s’ennuie jamais à l’insu de son plein gré. On est conscient que l’on
s’emmerde, que quelque chose ne tourne pas rond. Donc, si on en a la
volonté, on peut réagir et prendre des mesures pour chasser l’ennui. Aussi,
l’ennui est-il un allié précieux dans la mesure où il est un des moteurs
d’éveil de la conscience.
Phon!
Riferimenti: ireland

Scritto da: indian
Ultima modifica: 23 Mag 2013 @ 02:08 PM

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Categorie: letteratura
 10 Lug 2005 @ 2:56 AM 


Arzachena (Ar Zarkawi) Luglio 2005
Dal giardino della sua villa a Porto Rotondo dotata di ingresso con grotta via mare, dopo aver pranzato con l’Aga Khan cui ha raccontato la barzelletta di Bossi che fa la pipì, Berlusconi ha fatto un’ultima dichiarazione sugli attentati di Londra:
“Occorre reagire al terrorismo con la dovuta determinazione, per questo ho già pensato ad alcuni provvedimenti, come il monitoraggio a tappeto delle case degli italiani… bisogna avere pazienza, i tempi lo esigono… farò controllare dall’esercito tutti gli obiettivi sensibili… se necessario ci armeremo fino ai denti e passeremo dalla difesa all’attacco… se proprio vogliono instaureremo anche noi la repubblica islamica e li attaccheremo con kamikaze. Ho pensato anche, mentre passeggiavo in giardino, che è il caso di istituire un ministero per il terrorismo, dove vedrei bene Calderoli o La Russa, ma anche Er Pecora non sarebe male…”

n.d.t.: DI NARAT AMIKULU A BLAIR!
(quest’ultima frase per essere capita necessita di traduzione semantica dal sardo, quella letterale non renderebbe)
Riferimenti: KAMIKAZE

Scritto da: indian
Ultima modifica: 23 Mag 2013 @ 02:03 PM

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