31 Mag 2016 @ 11:20 PM 

Lezioni condivise 112 – Formazione della filosofia moderna

Credo di aver già filosofeggiato sulla filosofia, non so se qui o altrove, materia ostica quando si tratta di comprendere quella degli altri, probabilmente me la caverei meglio a spiegare la mia, benché sia zeppa di complessi distinguo, di ardue teorie e medaglie d’oro in tripli salti carpiati… già bisognerebbe inserire la filosofia nei giochi olimpici, che idea geniale!
Non aggiungo altro per ora, ringraziate il tempo tiranno… vi aspetta una lezione pallosissima, mi sono già addormentato più volte approcciando Vico, di lui prediligo le sintesi note a tutti e sulle quali c’è comunque già troppo da discutere… A si biri luegu!
(Storia del risorgimento – 12.5.1997) MP

Scritto da: indian
Ultima modifica: 31 Mag 2016 @ 11:24 PM

EmailPermalinkCommenti (0)
Tags

 30 Apr 2016 @ 11:55 PM 

Lezioni condivise 111 –  Antoni Maria de Stersili

Il ripensamento sulla Storia della letteratura è iniziato solo negli anni Cinquanta del secolo scorso e non si è ancora compiuto del tutto. Prevale sempre una concezione statale e accentratrice che privilegia la lingua ufficiale e lega troppo spesso la letteratura alla ragion di stato, che ha origine in quell’unità non sentita e voluta da pochi del 1861, che ha portato avanti negli anni una lunga serie di norme e atti impopolari, approfittando un po’ della forza, un po’ del lassismo generalizzato. Il resto è stato sovversione che a volte ha vinto, altre si è imposta, ma mai in maniera stabile e duratura, essendogli stata opposta la forza delle armi, delle bombe e delle stragi, anche per indirizzare il modo di pensare e la cultura. Sappiamo, perché ne siamo testimoni, come lo stato ha  sempre trattato le lingue locali, come ne ha sempre proibito l’ingresso nella scuola perpetrando l’ignoranza di stato e impedendo la conoscenza linguistica corretta almeno come bagaglio culturale di ciascuno.

(segue…)

(Storia del teatro e dello spettacolo – 12.5.1997) MP

Scritto da: indian
Ultima modifica: 30 Apr 2016 @ 11:55 PM

EmailPermalinkCommenti (1)
Tags

 31 Mar 2016 @ 11:58 PM 

Lezioni condivise 110 – La priorità della Lingua

Degli atlanti linguistici ho già parlato molto, al termine della trattazione diretta dell’argomento dirò ancora alcune cose, spero non troppo sul filo della ripetizione di quelle già scritte, ma prima vorrei approfittarne per fare il punto della situazione della lingua sarda sul campo.

Uno dei dispiaceri di molti intellettuali sardi è il luogo comune che ci dipinge ancora come , che ci portiamo dietro dal tempo della dominazione spagnola. E vorrei vedere il sardo che non si risentisse. Tuttavia ora mi interessa discutere sul giudizio di mal unidos, è naturale che ci dia fastidio, eppure se non fossimo davvero poco solidali tra noi, meno attenti ai campanili o anche alle cattedrali e più al bene della Sardegna, forse staremo un po’ meglio. Non mi avventuro ora in analisi storiche peraltro già in parte affrontate, voglio riferirmi al presente, appunto alla questione della lingua. In questo campo noi sardi stiamo dando il peggio di noi stessi, come quei politici che ogni volta buttano giù anche quel poco di buono fatto dai propri predecessori, vecchia usanza latina, una sorta di damnatio memoriae.

Sembrerebbe che lo stato della lingua sarda sia nuovamente a un bivio, o a un trivio. Il nuovo secolo era iniziato bene. Nel 1999 la legge sulle minoranze linguistiche, riconosceva finalmente anche se molto parzialmente, un nostro diritto costituzionale e qualche anno prima una legge regionale, esecutiva, riconosceva pari dignità a sardo e italiano. Da allora si sono fatti molti passi avanti in positivo, forse molti di meno di quelli che si sarebbero potuti fare, quasi sempre per i freni dei politici nostrani e per questo non si è colto l’attimo per fare quelli fondamentali – tra questi il regolamento di attuazione della legge 482/1999 -, tuttavia quasi tutti i Comuni della Sardegna hanno attivato uno sportello linguistico, l’insegnamento del sardo sta facendo breccia nella scuola e nella società civile, si sono realizzati alcuni progetti, purtroppo in parte un po’ abbandonati… bontà del renzismo!

Da alcuni anni, forse anche troppi, si assiste a uno stallo se non a un regresso; spiace constatare che ciò coincida con il ritorno in regione di una giunta che si definisce di “sinistra”, o forse per prudenza di “centrosinistra”. La gente di sinistra spera sempre che i governi di sinistra facciano cose di sinistra, invece si deve regolarmente constatare che anche i governi “di sinistra” continuano a fare cose di destra. E la favola che le categorie destra e sinistra sono superate non si può sentire, giacché c’è un abisso tra chi subisce le politiche di destra e chi invece ne usufruisce. La realtà è che non c’è più sinistra…

L’azione del movimento linguistico segna il passo anche per l’eccessivo calo dei finanziamenti, che pur tenendo conto della crisi, sono un attentato alla valorizzazione della lingua sarda ed è peraltro quanto ci si può aspettare da una politica retriva, che ragiona ancora contando gli elettori che accontenta per carpirne il voto.

Ciò che ci si aspetterebbe di meno è, tuttavia, che persista una sorta di “guerra”, o più di una, tra i partigiani della lingua sarda… Nella migliore delle ipotesi si tratta di contrasti di campanile, il mio sardo è migliore del tuo e roba simile, ma si tratta anche di guerre di “potere”, gelosie, le peggiori faziosità e disobiettività, cavilli assurdi, testardaggini, pinnicas. Situazioni che frazionano il movimento linguistico e favoriscono i passi indietro e l’avanzata dei detrattori della lingua sarda.

Le posizioni micidialmente nocive sono quelle degli integralisti del logudorese e del campidanese, testardi quasi quanto Likud e Hamas. Posizioni che stanno minando una situazione di equilibrio e apertura della LSC. Vi erano cose da rivedere e lentamente si stavano rivedendo, non a favore delle fazioni, ma della lingua sarda.

Chi blocca il progresso della lingua con queste questioni ha certamente altri interessi che non sono il bene del sardo, ma usa il sardo per affermare la propria persona ed è questo il motivo per cui non si fanno passi avanti e si tira continuamente il freno.

Parlavo di guerre, perché sono diverse: Campidano vs Logudoro, tutti contro tutti, difensori della lingua contro accademici, studiosi contro studiosi, giovani contro maestri e via dicendo.

Questa paradossale dimostrazione di disunità è da stigmatizzare, da denunciare, fa incazzare seriamente chi nel movimento linguistico vuole esclusivamente il bene della lingua sarda e non posizioni di potere, ed è chiaro che servono i denari per chi lavora, ed è chiaro che chi lavora deve essere retribuito.

Quanto agli studi, alla ricerca, credo essa dia un importante contributo alla lingua, gli atlanti stessi lo danno sicuramente al lessico e non solo, le parole non sono mai fini a se stesse, ma hanno una storia, un’etimologia, e nessuno ha il diritto di cassarle. Sarebbero auspicabili invece collaborazioni e idee e soprattutto lavorare tenendo in piedi una base concreta, che è la LSC e non muoversi nel caos.

Dalla LSC lingua di scrittura, lingua ufficiale, si parte verso la formazione della koinè, senza imposizioni di stile manzoniano, che abbiamo visto cosa hanno prodotto per reazione nell’italiano, la guerra dei “dialetti”, la necessità dei “dialetti” di farsi spazio con la forza, contro gli apparati, primi fra tutti i ministri della P.I., che spesso ha agito contro gli stessi loro compiti, come ministri dell’ignoranza.

Non penso che queste parole possano cambiare le cose, ma le dico, in mezzo a chi si fa la guerra, è bene che quelli che vogliono lavorare si contino, si conoscano e portino avanti la lingua sarda nella sua totale ricchezza.

(segue…)

(Linguistica sarda – 9.5.1997) MP

Scritto da: indian
Ultima modifica: 01 Apr 2016 @ 10:59 PM

EmailPermalinkCommenti (0)
Tags

 29 Feb 2016 @ 11:54 PM 

Lezioni condivise 109 – Ungaretti e Bergson

Nonostante Bergson non si sia mai occupato di estetica…

L’analisi della coscienza dell’uomo è importante in Bergson. Il tempo per Bergson, è un tempo specializzato, raffigurato graficamente. Ogni istante ne ha che lo precedono e che lo seguono. Non esiste sostanzialmente un presente, perché lo rende possibile l’istante precedente, ma lo annulla il successivo.

Queste e altre amenità, a suo tempo…
(Letteratura moderna e contemporanea – 9.5.1997) MP

Scritto da: indian
Ultima modifica: 01 Mar 2016 @ 12:04 AM

EmailPermalinkCommenti (0)
Tags
Tag: , ,
Categorie: letteratura

 31 Gen 2016 @ 5:01 PM 

Lezioni condivise 108 – Preludio a Sa Die

Le idi di febbraio del 1793 sono state fatali alla Sardegna, per l’imperizia e indolenza dei rappresentanti della Rivoluzione francese e per l’ennesimo errore di valutazione e disunità dei sardi.

(segue…)

(Storia del risorgimento – 30.4.1997) MP

 

Scritto da: indian
Ultima modifica: 31 Gen 2016 @ 05:01 PM

EmailPermalinkCommenti (1)
Tags

 31 Dic 2015 @ 9:06 PM 

Lezioni condivise 107 – Sintassi e pragmatica

Minimum monologue.
However, that fucking year was 2015, just start, beginning, chimeras, mirages, suspensions … then cheat you…
Look, there’s someone worse off than you”, and you remain fucked with your guilt …
(Linguistica sarda – 30.4.1997) MP

 

 

Scritto da: indian
Ultima modifica: 31 Dic 2015 @ 09:13 PM

EmailPermalinkCommenti (0)
Tags

 30 Nov 2015 @ 7:30 PM 

Lezioni condivise 106 – Antidramma e altre storie

E’ un periodo in cui non si trova tempo neanche a pagarlo e l’arretrato si accumula…
Il tema in fieri tratterà dell’antidramma e del dramma, nonché dei geroglifici, che non è l’antica scrittura egizia, ma l’arte dei segni che si esprime in poesia, pittura e in pseudo enigmi… A presto

 

 

 

Scritto da: indian
Ultima modifica: 31 Dic 2015 @ 09:15 PM

EmailPermalinkCommenti (0)
Tags

 31 Ott 2015 @ 8:33 PM 

Lezioni condivise 105 – Il Cinquecento

Il prossimo post tratterà di Elisabetta I e Filippo II.

(Storia moderna – 30.4.1997) MP

Scritto da: indian
Ultima modifica: 31 Ott 2015 @ 08:33 PM

EmailPermalinkCommenti (1)
Tags
Tag: ,
Categorie: storia

 30 Set 2015 @ 4:19 PM 

Lezioni condivise 104 – Stati Uniti d’Europa

Se ragioniamo sulle prospettive attuali della Comunità Europea – piuttosto allo sbando, asservita al capitalismo più retrogrado, ammesso che possa esistere un capitalismo illuminato -, comunità fittizia ove le nazioni costituenti si fanno la guerra tra loro per curare ognuna il proprio orticello e chi può, alzando la voce e le ricchezze accumulante anche sfruttando sa tontesa degli altri, comanda su tutti, e decine e decine di altre incongruenze, beh… ci sembrerà alquanto strano che nel settembre del 1867 l’anarchico Mikhail Bakunin pronunciasse queste parole “… Al fine di ottenere il trionfo della libertà, pace e giustizia nelle relazioni internazionali d’Europa, e di rendere impossibile la guerra civile tra i vari popoli che compongono la famiglia europea, una sola strada è possibile: costituire gli Stati Uniti d’Europa” e di rimando anche quanto scrisse Carlo Cattaneo “L’oceano è agitato e vorticoso, e le correnti hanno due possibili fini gli autocrati, o gli Stati Uniti d’Europa” e prima di loro, nel 1849 Victor Hugo al congresso internazionale di pace tenuto a Parigi parlò di États-Unis d’Europe. E’ evidente che questo stato federale o confederale era concepito in maniera molto differente da quello che vediamo oggi, dove molti degli stati membri fanno quello che vogliono in disprezzo anche alle regole fondamentali dei diritti dell’uomo, alzano muri e chiudono frontiere, chiedono la “testa” di altri stati membri per non rimetterci neppure un euro e nemmeno un voto.

(…continua)

Scritto da: indian
Ultima modifica: 30 Set 2015 @ 02:23 PM

EmailPermalinkCommenti (0)
Tags
Tag:
Categorie: storia

 31 Ago 2015 @ 8:05 AM 

Lezioni condivise 103 – L’atlante linguistico italo-svizzero (AIS)

Trattare bene le lingue, questo è scontato, lo è meno pensare che questa affermazione significhi per tutti la stessa cosa.

Nei miei interventi sul tema, alcuni ancora da rivedere e completare, credo di aver espresso il mio pensiero, che peraltro è in evoluzione come lo sono naturalmente le lingue. Non penso neppure che quella frase possa avere lo stesso valore per qualsiasi idioma, giacché è evidente che le lingue del mondo non stanno tutte nelle stesse condizioni, alcune sono privilegiate, altre negate, vietate, dimenticate, in via di estinzione… e questo non accade solo nel terzo o quarto mondo, ma anche in quello che si autodefinisce civile. Certo è che chi tratta male le lingue degli altri, pur essendo convinto del contrario, fa lo stesso con la propria, è incapace di tutelarla.

Per fortuna la politica, almeno per l’italiano e per il momento, non interviene pesantemente in affari linguistici, da un pezzo questo campo è lasciato alla scienza, al dibattito tra persone competenti. Non è così dappertutto e non lo è stato sempre neppure qui: la questione della lingua italiana praticamente iniziata dai tempi del volgare, subì pesantemente l’interferenza politica con la commissione Manzoni, che al di là dei componenti e del suo presidente, adottò scelte politiche e linguistiche, nell’idea che l’imposizione fosse la soluzione alla “babele” dialettale pre-unitaria. L’errore politico e storico, unire lo stato con la forza sotto la tirannia dei Savoia, si ripeteva ai danni della lingua e della cultura, della ricchezza del paese; errore oggi evidente a tutti, come lo è il naturale verificarsi del percorso sostenuto da Ascoli per la formazione di una koinè attraverso i contatti e i traffici, peraltro tra idiomi parenti stretti; la forzatura ha solo sacrificato parte del lessico, strutture morfologiche e sintattiche che avrebbero potuto coesistere, finché una si fosse affermata o anche no. E’ avvenuto lo stesso processo che si voleva evitare ma in modo più innaturale, con la formazione di tante parlate “regionali” che hanno interagito per diglossia con i rispettivi dialetti. E se non si è imparato bene lo standard a scuola, ancora non ci si capisce come nell’Ottocento e questo perché la scuola ha rifiutato le lingue “bastarde” e tra queste il sardo, lingua neolatina studiata all’estero, lingua ufficiale degli stati giudicali, lingua per la quale tanti vorrebbero ripetere l’errore che si è fatto con l’italiano, confondendo le necessarie regole di scrittura con l’oblio della ricchezza della lingua, lessico e grammatica, da tutelare e non tagliare con la scure: non seus pudendi arrosas!

In questo senso, e ho ripetuto certamente un discorso già fatto, occorre intenderci su cosa significhi trattare bene una lingua, non certo commettere l’errore che ha fatto la scuola dell’obbligo fino all’altro ieri, bandendo il sardo manco fosse la peste.

Utilissimi nel portare avanti il rispetto per le lingue sono stati gli atlantisti, proprio perché hanno lavorato sulla ricchezza delle lingue, sulle parole, cioè sui nomi delle cose…

(… continua)

Nota:

In sardo tratare/i significa grattugiare.

(Deu tratu, tui tratas, issu tratat, nos trataus, bois tratais, issus tratant)

(Linguistica sarda – 23.4.1997) MP

 

Scritto da: indian
Ultima modifica: 31 Ago 2015 @ 08:46 AM

EmailPermalinkCommenti (1)
Tags





 Successivi 50 articoli
 Indietro
Cambia tema...
  • Utenti » 63713
  • Articoli/Pagine » 151
  • Commenti » 2,297
Cambia tema...
  • VoidVoid « Template standard
  • VitaVita
  • TerraTerra
  • VentoVento
  • AcquaAcqua
  • FuocoFuoco
  • LeggeroLeggero

Rivoluzionari in sottana



    Nessuna sottopagina.

Fotoalbum



    Nessuna sottopagina.